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NOTIZIE STORICHE

 La storia di Rivara

Lo Stemma di Rivara

Il Comune di Rivara ha nel suo stemma antichissimo, già dipinto nella primitiva Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Decollato, 11 colli sormontati da una stella cometa col motto "SALUBRIOR HISCE MONTIBUS AER". Tale motto rispecchia veramente la realtà di Rivara, fatta di un'amena posizione precollinare, di un gradevole clima e di una benefica salubrità dell'aria.

Per tracciare un po' di storia di Rivara è necessario rifarci ai remotissimi e fiorenti tempi della ligure e celtica Knappe e del suo illustre distretto, che ereditato poi dall'antica Canava, fu come germe e l'origine del presente Canavese. E all'antica Knappe e poi specialmente a Canava dovevano certo essere note le cave calcaree di Rivara con cui si fabbricò gran parte del Canavese.

Il primo documento storico che cita Rivara è un diploma dell'Imperatore Enrico del 1014 che, enumerando i possedimenti dell'Abbazia di Fruttuaria, dice che arrivavano fino a Rivara.

Nel distretto dell'antica Knappe, probabilmente non esisteva un punto strategicamente più favorevole per erigere delle strutture difensive della collina morenica su cui ancora oggi sorge il castello di Rivara, collina unita all'epoca con quella su cui oggi sorge il cimitero della frazione di Camagna ed ove si ergeva, con buona probabilità, un castello anche più antico.

Con l'andare dei secoli la collina si sfaldò, cambiando il corso del Torrente Viana, permettendo così la costruzione del paese nell'attuale e più felice posizione rispetto all'antica delle "ville vecchie". A testimonianza della originale collocazione del villaggio, rimane la locazione dell'antica chiesa parrocchiale (già meta di pellegrinaggi dei primi cristiani attorno all'anno mille) oggi identificata dalla settecentesca chiesa dedicata al martirio di San Giovanni Battista già definita"SAN GIOVANNI EXTRA TERRAM RIPARIE".

Chi siano stati i primi padroni o signori di Rivara è impossibile conoscerlo con certezza. Si può ragionevolmente credere che costoro fossero discendenti dei Duchi Longobardi, qui fermatisi anche dopo che i Franchi si erano impadroniti dell'Italia.

Pare certo che, fin dal principio, questi Signori fossero soggetti ai Marchesi del Monferrato. Alla data del 2 marzo 1163 l'Imperatore Federico confermava ai Marchesi Monferrini, fra le altre terre, anche Rivara.

I Conti di Valperga, con il passare degli anni si fecero sempre più grandi e potenti, presero possesso del nostro paese e del suo titolo feudale ed uno di loro, con l'approvazione del Marchese del Monferrato, si installò quale Signore nel Castello di Rivara e divenne il capostipite dei Conti Valperga di Rivara che governarono il paese fino al 1793 anno in cui codesto ramo si spense.

Durante il Tuchinaggio (rivolte popolari che perdurarono per un secolo contro taluni signori) a Rivara in modo civile si venne a patti con i Signori e si appianarono pacificamente le controversie avendo come sommo arbitro il Marchese Teodoro di Monferrato in persona.

A questo periodo va sicuramente attribuito un fatto che portò ai Rivaresi il soprannome di "Strassapapè". Si narra che durante alcune contese tra la castellata ed il popolo si decise di scendere a patti di fronte ad un pubblico notaio che però, durante la stesura dei documenti, pare sentisse una cosa e ne scrivesse un'altra a favore dei Signori. Scoperto ciò un temerario Rivarese, aggirò il trono del notaio, gli sottrasse i documenti sino ad allora redatti e li strappò di fronte a tutti col plauso del popolo.

Alla morte dell'ultimo dei Conti Valperga di Rivara, Ignazio Domenico, già governatore della Regia Accademia dei Nobili, avvenuta nell'ottobre 1796 la proprietà dei due castelli passa al Patrimonio Regio.


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 Il castello di Rivara

Il castello

Il Castel Vecchio ed il Nuovo sono a testimonianza del passato storico di Rivara e sorgono sopra il Borgo come a custodia di esso. Uno detto il Castelvecchio si riallaccia ai Conti di Valperga. L'edificio possiede in buona parte vestigia di architettura medievale e presenta due torri d'angolo, di cui una altissima, tuttora merlata e, nelle pareti, alcune finestre gotiche in cotto.

L'altro, detto Il Nuovo o anche Inferiore, subì profondi mutamenti nel corso dei secoli; nel 1835 gli venne aggiunta un'ala, che trasformò il palazzo a pianta rettangolare con un torrione al centro del corpo. Grazie all'intervento di quel mago di architettura medievale che fu il D'Andrade, la facciata assunse una linea maestosa e semplice insieme, corredata da alcuni tocchi essenziali che ben si armonizzano nella composizione architettonica del palazzo residenziale. Il Castel Nuovo vide per molti secoli l'alternarsi dei discendenti dei Conti di Valperga-Rivara, sino al 1796, anno in cui la casata si estinse, quindi passò al Patrimonio Regio.

Il castello

Nel 1802 fu offerto in dono all'inviato napoleonico Francesco Jourdan dalla Commissione esecutiva che governava il Piemonte, composta da Carlo Botta, Carlo Giulio e Carlo Bossi, in segno di riconoscenza verso l'amministrazione del generale. Il Jourdan pensò bene di abbellire il vuoto castello di Rivara con i mobili e quadri di pregio di quello di Agliè, destinato dai francesi al ricovero di mendicità. La residenza di Rivara ne trasse un certo splendore per lo sfarzo delle feste che si davano in omaggio al corteggio principesco di ospiti illustri.

Con la restaurazione il castello ritornò al Demanio e vennero pure restituiti cinquanta quadri allora valutabili 200.000 lire, che il Jourdan già s'era fatto mandare a Parigi, in compenso il generale ricevette dal Re di Sardegna una tabacchiera d'oro con il suo ritratto guarnito di diamanti.

Dal 1832 al 1859 il castello servì da villeggiatura per gli allievi della Regia Accademia Militare; poi nel 1864 venne adibito ad ospedale militare, ma la nuova attività durò una sola stagione; quindi fu sede di una filatura di seta, impiantata dall'industriale Giuseppe Ghersi di Cuorgnè, che durò appena un paio di anni.

Messo all'incanto nel 1871, il castello venne aggiudicato al banchiere Carlo Ogliani il quale lo affidò all'architetto Alfredo D'Andrade per i restauri, ricavandone una dimora suntuosa. Carlo Pittara, cognato dell'Ogliani, cominciò a frequentare la villa del banchiere e, appassionato di pittura com'era, amò circondarsi di una schiera di artisti, i quali diedero vita ad un cenacolo detto poi "Scuola di Rivara", pietra miliare nella storia dei paesaggisti piemontesi dell'ottocento. In questo periodo fu addirittura coniato il "Verde Rivara" ad evidenziare un colore particolarmente caldo tipico dei paesaggi agresti del nostro paese. Fecero parte dell'accolta giovani pittori, tutti nati fra il 1835 e il 1840. Attorno al Cav.- Pittara troviamo Ernesto Rayper, Federico Pastoris, Alberto Issel, Alfredo D'Andrade , Antenore Soldi, Ernesto Bertea , Vittorio Avendo , ai quali si aggiunsero parecchi altri, tra cui Eugenio Gays. Alcune tele che riproducono la vita agreste ed i dintorni di Rivara, ornarono le sale del castello, altre furono esposte nella Villa Pola, in località Pianca. Il cenacolo ebbe circa un ventennio di vita.

Il castello

Il castello, a cui durante i restauri fu aggiunto l'imponente scalone d'accesso alla porta nuova, divenne intorno al 1900 dimora abituale del conte Mercurio di Gattinara e della consorte Rosa Ogliani. In quegli anni molte volte il Castello accolse tutto il paese per festeggiare le elezioni plebiscitarie a Sindaco del Conte di Gattinara ed ivi nacque la contessa Passerin d'Entreves Arboreo di Gattinara, a tutti cara per la sua gentilezza e la sua bontà, che tenne l'intero complesso sino alla sua dipartita.

 

Attualmente il castello di Rivara, confortato da uno splendido parco ricco di piante rare è di proprietà di una Società Cooperativa e vi si tengono mostre di arte contemporanea di livello internazionale.
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Per ulteriori notizie ed approfondimenti visitare il sito rivaraonline.com


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